Prototype 2

Quando Prototype 2 fu annunciato, devo ammettere che provai un certo scetticismo. Il primo capitolo della serie, pur essendomi piaciuto parecchio, aveva diversi difetti e, onestamente, non pensavo che questo sequel avrebbe cambiato le cose più di tanto… ma mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo.

Con questo sequel i ragazzi di Radical Entertainment sono infatti riusciti a superarsi sotto tutti i punti di vista, dando vita ad un’esperienza più completa e sicuramente più divertente rispetto a quella offerta dal primo Prototype, specie sul fronte narrativo. Ma andiamo con ordine…

Riprendendo esattamente da dove eravamo rimasti alla fine del primo capitolo sella serie, Prototype 2 ci proietta ancora una volta in una New York contaminata da quello che viene ora definito “Virus Mercer” mettendoci però nei panni di un nuovo protagonista, il sergente James Heller.

Rimasto da solo dopo la morte della sua famiglia in seguito alla prima epidemia, Heller è ora determinato a vendicarsi di Mercer, ormai visto da tutti come l’unico responsabile di questa terribile realtà: Alex Mercer. Di lì a poco, dopo essere stato anch’egli contagiato dal virus, Heller scoprirà però che Mercer non è un mostro assetato di sangue come riportato dai media, bensì solo un’altra vittima di una misteriosa cospirazione… e sarà proprio a quel punto che l’avventura di James Heller entrerà nel vivo.

Prototype2

La contrapposizione, comportamentale e caratteriale, tra il vecchio ed il nuovo protagonista è ovviamente una delle tematiche dominanti di questo secondo episodio, ma il fulcro dell’esperienza è un altro, ovvero la strenua ricerca della verità da parte di Heller per trovare i veri responsabili di questo inferno e portare a termine il suo tanto agognato piano di vendetta.

Com’è facile intuire la struttura narrativa ha ora un taglio molto più “maturo” rispetto al passato e, complice una maggior introspezione psicologica e alcune pregevoli sequenze d’intermezzo, il titolo riesce a garantire un buon coinvolgimento lungo tutta la durata della campagna singleplayer. Chiaramente non siamo di fronte ad una trama da Oscar, ma i passi avanti fatti rispetto al precedente episodio sono evidenti, specie in quanto ad atmosfera.

Le cupe strade di New York, con i loro innumerevoli pericoli, non potranno non stuzzicare la vostra fantasia e l’atmosfera generale, molto dark ed opprimente, saprà senz’altro farvi percepire l’ansia, la rabbia e la frustrazione dello sfortunato protagonista.

Strutturalmente parlando Prototype 2 non è stato rivoluzionato in alcun modo rispetto al passato, confermando un concept di base votato interamente al free-roaming in cui è possibile compiere ogni genere di azione in assoluta libertà. Come di consueto la progressione nella storyline è scandita da diverse missioni, primarie e secondarie, ma volendo è anche possibile dedicarsi a semplici scorazzate per le strade di New York, senza alcuna limitazione.

Le missioni secondarie non sono purtroppo all’altezza delle primarie, mancando forse di un po’ di originalità, ma insieme ai tanti collectibles, rappresentano comunque uno stimolo in più per allungare il proprio soggiorno nella Grande Mela messa a punto dai ragazzi di Radical.

Tutto questo si traduce in un’esperienza molto familiare agli occhi di chiunque abbia avuto modo di provare il primo Prototype, e questo soprattutto perché il gameplay, rimasto anch’esso pressoché invariato, è stato ottimizzato al fine di garantire la massima fluidità in ogni momento.

Heller è in grado di correre, superando al contempo qualsiasi ostacolo, e di scalare superfici di ogni genere – tra cui le facciate dei palazzi – con la semplice pressione continuata del trigger destro, e questo facilita e migliora le fasi di esplorazione in maniera tutt’altro che marginale. A beneficiare di questa maggiore fluidità è ovviamente anche il sistema di combattimento, che ora, grazie a parecchie nuove, appariscenti mosse, risulta ancor più gratificante e stimolante rispetto al passato.

Nonostante l’IA non sia mai stata un punto forte del franchise, e non lo sia dunque neanche questa volta, affrontare orde di nemici vi garantirà infatti parecchio divertimento. E questo soprattutto grazie ad un sistema di progressione rivisto e corretto che ora, con le sue innumerevoli abilità sbloccabili, permette un livello di personalizzazione del protagonista di molto superiore a quello del primo Prototype. Considerando poi anche le diverse sequenze scriptate, molte delle quali vi emozioneranno non poco, ci sono ottime possibilità che questo titolo riesca a stuzzicare il vostro interesse per parecchie ore.

L’unica nota stonata del gameplay, se così vogliamo definirla, è purtroppo la manca di veri e propri incentivi che possano stimolare l’utilizzo di approcci differenti e, al tempo stesso, esaltare i tanti ottimi poteri proposti. Così come nel primo Prototype, tutto si riduce ad un “picchia-picchia” generale in cui, dovendo affrontare caotiche battaglie con decine di nemici su schermo, vi ritroverete quasi sempre ad utilizzare le medesime mosse: le più potenti.

Si tratta chiaramente di un difetto marginale, almeno per il primo playthrough, ma è comunque innegabile che scoraggerà chiunque sia solito completare i propri videogiochi due o tre volte prima di riporli sullo scaffale.

In definitiva Prototype 2 si dimostra un titolo di buonissima qualità, incapace però di raggiungere standard di assoluta eccellenza, nonostante diversi ottimi spunti. Il gameplay, solido e vario, garantirà senz’altro un’esperienza gratificante per gli appassionati del genere, e la narrazione, seppur con i suoi difetti, saprà senz’altro suscitare parecchio interesse anche in eventuali neofiti della serie.

Al di là di tutto, la mancanza di originalità comincia a farsi sentire e sebbene il concept di base abbia dimostrato di poter regalare ancora diverse soddisfazioni, è evidente che, in futuro, un eventuale prossimo capitolo della serie dovrà essere sviluppato al grido di “innoviamo”. Un ulteriore more of the same come questo, seppur ottimo, potrebbe non bastare.

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